Perché conoscere la matematica non fa così “figo”

Categoria: Utilità | Data: 22 ottobre 2015

Un corso di laurea in ambito scientifico, matematico o umanistico?
È questo il problema che ogni anno migliaia di diplomati devono affrontare. Da una parte c’è l’ambizione dei genitori che sognano figli felici e persone di successo. Dall’altra parte  gli studenti, che terminata la scuola superiore spesso non sanno quale sia la strada migliore da intraprendere, così a volte decidono di iscriversi all’università e seguire percorsi che garantiscono un posto sicuro in società, dove la certezza di trovare un lavoro all’indomani di una laurea specialistica è più probabile se in ambito umanistico.

Con questo proposito Stefano Feltri Vicedirettore di “Il Fatto Quotidiano”,  ha scritto due articoli molto interessanti che danno spazio al dibattito intellettuale : “Il conto salato degli studi umanistici” e “Università, studiate quello che vi pare, ma poi sono affari vostri”.
Stefano Feltri, laureato in economia alla Bocconi, afferma che: - “Molte persone confermano l’idea molto italiana che la cultura sia solo la cultura umanistica. Che non conoscere a memoria i versi di Dante su Paolo e Francesca sia sintomo di ignoranza ma sia legittimo e perfino salutare non sapere cosa sono le derivate o la teoria della relatività.”

Tratto da Roberto Saviano:

-In pochi sanno che sono proprio le derivate, le equazioni differenziali a spiegare molti semplici fenomeni fisici.
La cosa che sfugge è che un fenomeno semplice porta a delle formule matematiche che possono essere molto complesse. Quindi un fenomeno che si spiega ed è evidente perché lo abbiamo davanti tutti i giorni, come ad esempio, l’acqua che scorre da un rubinetto, non crea curiosità, è molto poco “profondo” come concetto, non tocca l’anima, non ha una storia, non ha un fascino nascosto.
Certo forse non lo ha, ma pensate a chi, quel rubinetto lo deve creare, e deve farlo dal nulla … come può prevedere come si comporti e le possibili problematiche.

Rendiamoci conto che, il nostro rubinetto rappresenta la “goccia” in un mare di prodotti che quotidianamente utilizziamo e che quotidianamente qualcuno deve concepire, progettare e creare.
Ed ecco che magicamente ci vengono in aiuto le equazioni differenziali, ed è necessario utilizzarle per quello che sono: non fanno “figo”, ma sono indispensabili, prevedendo quanto accade in natura verso dove scorre un flusso d’acqua, quanto resiste una pietra prima di corrodersi, e poi riguardo a quell’insieme di elementi naturali che diventa così innaturale e che prende il nome di acciaio, quando adesso viene applicato un carico, realmente come si comporta?

Le equazioni differenziali sono quindi un mezzo, una componente allo sviluppo di un progetto e vanno prese per quello che sono, senza farsi illusioni, servono a capire meglio quello che accade, poi la storia, il fascino, la cultura viene immediatamente dopo e va appunto raccontata.
Ed è solo il bravo tecnico che può raccontare questa storia e che, non solo modella il fenomeno fisico attingendo da varie formule matematiche (derivate, equazioni differenziali, etc.), ma deve essere in grado di raccontare e comunicare quello che fa con le emozioni che hanno origine nel fenomeno fisico e sono legate alla matematica. Ritengo che solo così la cultura non sarà esclusivamente  umanistica. -

Per questo motivo invitiamo i giovani a riflettere sull’importanza delle proprie capacità e competenze, a volte è necessario ascoltare cosa dice il cuore e, se disposti, inseguire i propri sogni scegliendo personalmente circa il proprio futuro, tenendo conto che dietro ai fatti c’è una mente aperta a cambiamenti e che ogni fenomeno e oggetto che vediamo per strada, in un viaggio, in una riunione o semplicemente a casa, si trova lì grazie ad una mente brillante che ha saputo sviluppare e applicare le equazioni differenziali, le stesse che spesso e volentieri vengono dimenticate.